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Doisneau, all’Ara Pacis la mostra dedicata al fotografo parigino

6 Giugno 2022

Lo scatto al bacio della giovane coppia, indifferente alla folla dei passanti e al traffico della place de l’Hôtel de Ville di Parigi, è una delle fotografie più conosciute al mondo. L’autore è Robert Doisneau, il grande maestro della fotografia.  A lui è dedicata la mostra, che sarà ospitata dal 28 maggio al 4 settembre 2022 a Roma, al Museo dell’Ara Pacis.

Insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Con il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati.
In mostra saranno esposte oltre 130 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge. È in questo
atelier che il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi.
Il percorso è articolato in 11 sezioni:
Concierges (1945-1953): una serie di scatti dedicati ai portinai di Parigi.
Enfances (1934-1956): i soggetti fotografati da Doisneau sono spesso complici delle sue intenzioni, in particolare i bambini che popolano e animano le strade di periferia.
Occupation et Libération (1940-1944): quando Robert Doisneau raggiunge finalmente lo status di fotografo indipendente, il suo slancio viene spezzato dalla guerra e dall’Occupazione.
L’Après-Guerre (1945-1953): la rinascita del Dopoguerra.
Le Monde du travail (1935-1950): Doisneau lavorò cinque anni nel reparto pubblicitario delle officine Renault che, racconta, gli permisero di “conoscere il mondo di coloro che si svegliano presto”.
Le Théâtre de la rue: nella scuola della strada, ben più ricca e accattivante di qualsiasi altra formazione scolastica, Doisneau trova una bellezza, un disordine e uno splendore che lo seducono.
Scènes d’intérieur (1943-1970): scene di interni nelle quali, citando Jean-Claude Lemagny, “il lato ridicolo delle situazioni è accettato in primo luogo dalle sue vittime.
Mode et Mondanités (1950-1952): nel 1950 Robert Doisneau incontra Edmonde Charles-Roux, giornalista di “Vogue” e diventa un cronista della vita parigina e della vita artistica del tempo.
Portraits (1942-1961): una parte forse meno conosciuta dell’opera di Doisneau è costituita dai numerosi ritratti, spesso realizzati su commissione. Tra cui Picasso.
Une certaine idée du bonheur (1945-1961): “Quello che cercavo di mostrare era” – ricorda Doisneau – “un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.” Che sia in una danza improvvisata in strada come ne La Dernière Valse du 14 juillet o nei ritratti dei matrimoni o ancora nell’iconico Le Baiser de l’Hôtel de Ville.
Bistrots (1948-1957): la strada lascia così il posto all’esplorazione metodica degli universi più inaspettati dove Doisneau finirà per sentirsi a proprio agio, i bistrot e la banlieue di Parigi.

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